Ogni anno miliardi di prodotti perfettamente integri non trovano un acquirente nel canale primario, finendo per restare accumulati in magazzino. Tuttavia, c’è un mercato globale in forte espansione che attinge proprio a questi prodotti: quello della ricollocazione e liquidazione dei beni di consumo invenduti. Un mercato che vale già oggi cifre considerevoli e cresce a un ritmo che pochi settori possono vantare.
Un mercato da centinaia di miliardi in forte crescita
Secondo i dati più recenti rilevati da Data Horizzon Research, il mercato globale della liquidazione e ricollocazione di beni di consumo valeva 132,7 miliardi di dollari nel 2024. Le proiezioni indicano una crescita fino a 298,5 miliardi entro il 2033, con un tasso medio annuo del 9,4%. Stiamo parlando quindi di un comparto che si avvicina a raddoppiare il proprio volume nel giro di un decennio.
A trainare il suo sviluppo sono le piattaforme B2B di liquidazione diretta, che espandono il proprio volume a un ritmo del 14% annuo e danno un segnale molto chiaro. Produttori e distributori non cercano più soluzioni improvvisate per gestire le eccedenze: cercano partner strutturati, processi ripetibili e canali affidabili.
L’accumulo dell’invenduto: un problema strutturale
La crescita del mercato secondario non è casuale: riflette dinamiche produttive e distributive che generano invenduto in modo sistematico e difficilmente eliminabile.
Il fattore più rilevante degli ultimi anni è l’esplosione dell’e-commerce, che va di pari passo con il fatto che oltre il 20% delle transazioni online genera un reso, una quota decisamente superiore a quella del retail fisico. A questo si aggiunge l’overstock, prodotto da errori di previsione della domanda, cambi di collezione e stagionalità. Il risultato è un flusso continuo di prodotti che non trovano sbocco nel canale primario e devono trovarne uno differente altrove.
Per le aziende, ogni mese di ritardo ha un costo reale: spazio occupato in magazzino, deprezzamento progressivo della merce, risorse impegnate in una gestione non produttiva.
Come funziona la ricollocazione su mercati secondari
La ricollocazione B2B non è una svendita. È un processo che, se gestito correttamente, consente di recuperare valore dal prodotto invenduto preservando al tempo stesso l’integrità del brand.
Il principio cardine è la segregazione geografica: i prodotti vengono ricollocati in mercati distinti e lontani dai canali primari, in aree dove la domanda di prodotti di qualità a prezzi accessibili è strutturalmente alta. Europa dell’Est, Africa, Asia centrale, America Latina sono mercati in cui i consumatori cercano esattamente ciò che le aziende occidentali faticano a smaltire. Il prodotto raggiunge un nuovo acquirente, in un contesto diverso, senza interferire con il posizionamento originale.
Questo modello funziona su categorie molto diverse tra loro – dal fashion all’elettronica, dai cosmetici all’arredo – perché il problema alla base è sempre lo stesso: eccedenza di prodotto, canale primario saturo, necessità di recuperare liquidità tutelando il marchio.
La spinta della sostenibilità: da scelta a obbligo
Accanto alle ragioni economiche, c’è una pressione normativa e reputazionale sempre più difficile da ignorare. Le aziende sono spinte – e sempre più spesso obbligate – a trovare alternative responsabili alla distruzione degli invenduti.
Il Regolamento ESPR, entrato in vigore nel luglio 2024, ha già introdotto il divieto di distruzione degli invenduti per abbigliamento e calzature. Ma la norma è destinata a espandersi: il Piano di Lavoro ESPR 2025-2030 include tra i prodotti prioritari tessili, mobili, materassi ed elettronica. La ricollocazione su mercati secondari quindi non è solo una risposta vantaggiosa sul piano economico: è una risposta concreta alle pressioni ESG e agli obblighi normativi che si stanno consolidando a livello europeo.
Chi si organizza oggi per gestire le eccedenze, risolve un problema logistico e costruisce un vantaggio competitivo rispetto a chi decide di aspettare le scadenze.
Come lavora M&A Export in questo mercato
In M&A Export operiamo da anni in questo mercato, con una rete distributiva consolidata in oltre 60 Paesi e competenza su più categorie merceologiche: fashion, beauty, elettronica, arredo e molto altro. Gestiamo le eccedenze dei nostri partner con un processo che garantisce tracciabilità, segregazione geografica e protezione del brand in ogni fase.
Se hai dello stock invenduto che non sai come gestire, contattaci: valutiamo insieme la soluzione più adatta al tuo business.